La stagione del Capricorno.
Nel 1988 il regista John Waters scrisse e diresse la commedia musicale Hairspray, titolo che in Italia venne tradotto con una piccola aggiunta: Grasso è bello.
Il film, ambientato in una Baltimora del 1962, sfidava i canoni dell’epoca affrontando temi come l’integrazione razziale e il fat shaming (forma di discriminazione basata sul peso corporeo), focalizzandosi sulla diversità fisica positiva. Un’adolescente che si autoproclama “piacevolmente paffuta” ottiene un invidiato ruolo come ballerina in uno show televisivo locale e si mobilita contro la segregazione razziale.
Un cast notevole dove, a interpretare il ruolo della gentile e corpulenta madre, reclusa in casa perché vergognosa della propria obesità, c’era la famosa Divine, bionda e sovrappeso drag queen, morta pochi mesi dopo l’uscita del film.
Ma cosa è cambiato nel corso degli anni? Come vengono percepite oggi le persone sovrappeso?
La grassofobia (o fat shaming) è un problema complesso che richiede attenzione sociale e cambiamenti culturali. Il rispetto non dovrebbe mai essere condizionato dal peso o dall’aspetto fisico e parlare di body positivity non vuol dire negare l’importanza della salute, ma liberarla dalla vergogna e dal controllo sociale. Possiamo promuovere il benessere senza colpevolizzare, sostenere la salute senza alimentare stigma e valorizzare le persone senza ridurle a un numero sulla bilancia.
Sicuramente l’aumento della consapevolezza e dei movimenti per il rispetto della diversità corporea possono contribuire a ridurre il pregiudizio e a promuovere una società più inclusiva e rispettosa.
Illustrazione: RUPHUS
