Oggi io e Chiara Giorgio abbiamo avuto il piacere (e la responsabilità) di tenere una formazione sul linguaggio inclusivo e trauma-informato, all’interno del 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗼 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗔𝗖𝗧.
È un’iniziativa formativa e trasformativa che mira ad affrontare le vulnerabilità molteplici vissute dalle donne in condizione di forte marginalità.
Un progetto ambizioso, sì. Ma soprattutto necessario.
Parliamo di donne che vivono condizioni di grave precarietà, spesso attraversate da: homelessness, violenza di genere, uso problematico di sostanze,
fragilità legate alla salute mentale.
INTERACT parte da una consapevolezza semplice e scomoda: gli interventi tradizionali, a compartimenti stagni, non funzionano.
Per questo propone un approccio olistico, intersezionale e trauma-informed, capace di leggere la complessità invece di ridurla.
📌 Il nostro contributo si è concentrato su un nodo spesso sottovalutato: il linguaggio. Perché non è mai neutro, costruisce cornici, modifica la realtà o la percezione di essa, può includere o escludere, proteggere o ferire.
Abbiamo lavorato su come il linguaggio utilizzato nei servizi, nei documenti, nelle pratiche quotidiane possa diventare uno strumento di accesso, di riconoscimento e di dignità, invece che un’ulteriore barriera.
👉 Non basta “usare i termini giusti”. Serve consapevolezza, responsabilità e allenamento per individuare i bias, riflettere e agire oltre gli stereotipi.
INTERACT dimostra che affrontare la marginalità richiede visione, cooperazione e il coraggio di cambiare approccio. Anche – e soprattutto – partendo dalle parole.
Le soluzioni semplici sono comode. Quelle giuste sono più faticose, ma fanno la differenza 🌱
Grazie a Claudia Marulo, Equilatere e Mondo Donna Onlus per la fiducia 💜
𝘐𝘧 𝘸𝘦 𝘤𝘢𝘯’𝘵 𝘴𝘦𝘦 𝘵𝘩𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘣𝘭𝘦𝘮, 𝘸𝘦 𝘤𝘢𝘯’𝘵 𝘧𝘪𝘹 𝘪𝘵.
Kimberlé Crenshaw
