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Copertina libro La bugiarda di Hannelore Cayre, con fotografia di donna con occhiali da sole e foulard multicolorati e con furgone nero sullo sfondo
La bugiarda, Hannelore Cayre

Intervista a Tiziana Elsa Prina di Edizioni leAssassine

Edizioni le Assassine è una casa editrice milanese nata nel 2017 dalla passione per il giallo, il noir e il thriller, con una particolarità ben precisa: pubblicare esclusivamente opere di scrittrici straniere, contemporanee e del passato. Attraverso le collane Oltreconfine e Vintage, propone storie provenienti da culture e contesti geografici diversi, dando spazio tanto alle voci femminili di oggi quanto alle pioniere che hanno contribuito a fondare il genere.
Dalla letteratura d’antan alle molteplici varianti del thriller, del giallo e del noir, il progetto punta a valorizzare le opere del passato offrendo un intrattenimento ricercato, capace di sorprendere il pubblico e di lasciare il segno. Per scoprire l’identità di questo originale progetto editoriale, abbiamo intervistato l’editrice Tiziana Prina.

Foto su grafica dell'editrice Tiziana Elsa Prina con in mano il libro "La bugiarda".

Prima domanda: secondo lei, quali criteri deve avere un libro per essere definito inclusivo? Ovviamente in base alla sua esperienza e a quella della sua casa editrice.

Inclusivo forse non nell’accezione che si dà di solito al termine. Inclusivo per me è un libro che può essere accessibile a tutte le persone. Per esempio, la nostra collana Vintage – dedicata alle scrittrici del passato che non sono mai state tradotte in italiano – tratta epoche e mondi lontani nel tempo; quindi, quello che noi facciamo è cercare di mantenere quella stessa “polvere”, rendendo fruibili le emozioni, gli stati d’animo e le suggestioni originali attraverso la traduzione. Per noi è importante che ciò che è stato pensato nel passato possa essere fruibile anche oggi.

Chiaro, il vostro è un lavoro diverso, si basa sulla corretta traduzione.

Tutta ricerca e traduzioni. Invece, per quanto riguarda le autrici contemporanee, siccome non le cerchiamo nel mainstream ma provengono dal Botswana, dall’Algeria, dal Marocco, dalla Corea, eccetera, bisogna cercare di mantenere il loro spirito, il loro modo di vedere le cose e trasmetterlo al nostro pubblico, alle lettrici e ai lettori italiani. Non è sempre facile perché una scrittrice asiatica ha tempi e modi di scrivere diversi da una scrittrice algerina. Oppure, per esempio, la scrittrice del Botswana che è rimasta a vivere nel suo paese d’origine e non ha avuto le contaminazioni tipiche di chi emigra in America: lei vive lì e quello che trasmette è proprio il senso del suo territorio e, a volte, questa cosa per noi è difficile da capire.
Abbiamo anche una scrittrice ultra ortodosso-chassidica di New York che parla di un altro mondo, completamente diverso.
Inclusivo per me è aver realizzato, di fatto, un glossario finale per rendere fruibile e quindi comprensibile quel mondo che, leggendolo, ci fa sentire come se fossimo su Marte.

Sembra una cosa abbastanza complicata! Ma voi, all’interno della casa editrice, avete una figura di riferimento che si occupa di gender editing? Immagino che il passaggio dall’inglese all’italiano richieda un’attenzione specifica…

La persona che traduce viene scelta con molta attenzione, lo fa per lavoro, conosce bene non solo la lingua ma anche la cultura della scrittrice che sta traducendo e questo è fondamentale per non prendere degli svarioni pazzeschi! E poi è un lavoro tra la redazione e chi traduce; non siamo così grandi da avere gender editor interni.

A chi vi rivolgete, qual è il vostro target?

Siccome facciamo questo lavoro per passione, non abbiamo un target specifico. Io vorrei raggiungere tutte le persone curiose alle quali interessano certi aspetti del passato. Adesso, per esempio, stiamo facendo quasi un racconto filologico sulla storia della letteratura, soprattutto gialla, femminile perché, escludendo Virginia Woolf e Una stanza tutta per sé, gli scaffali sono vuoti: ci sono poche scrittrici riconosciute, quindi è fondamentale fare questo lavoro di ricerca. A chi interessa? Il target poi sappiamo benissimo che sono le lettrici, sono le donne, però ho notato che c’è anche una fascia maschile interessata soprattutto ai libri di carattere storico. Ho pubblicato due o tre libri che riguardano la caduta del muro di Berlino e ho notato che hanno un pubblico più vasto.
Diciamo che non ho mai fatto un vero e proprio discorso commerciale, non mi sono mai detta: «Il mio target deve essere quello». Il mio target è una persona curiosa, interessata ad alcune dinamiche del passato e a Paesi che non fanno propriamente parte del mainstream. Perché, per esempio, la scrittrice malese racconta del protettorato malese, delle etnie cinesi che si sono trasferite in Malesia per lavorare lo stagno, ecc. Quindi, il nostro target è chi ha voglia di conoscere qualcosa di nuovo.
Nessun messaggio, perché i messaggi li odio! Ogni persona ha il suo.

Avete mai incontrato difficoltà nella promozione?

La promozione per una piccola casa editrice è veramente una cosa difficilissima perché ci si deve scontrare con grandi gruppi che hanno, ovviamente, molto più potere di diffusione. Noi, per poterli fare bene, pubblichiamo circa cinque o sei libri all’anno, perché la ricerca richiede pazienza e tempo. Certo, alcuni libri sono meno riusciti, mentre altri hanno avuto un riscontro maggiore: è una variabile impazzita, che non si può prevedere, a meno che non ci si metta a tavolino e si costruisca un algoritmo sulla base di determinati fattori.
Ci sono libri sui quali non avrei scommesso molto e che, invece, sono andati bene; altri, per i quali penso: «Questo libro deve essere assolutamente un bestseller», e poi non lo diventano. Quindi, non saprei rispondere a questa domanda.

Secondo lei qual è lo stereotipo più difficile da scardinare nella narrativa o nella saggistica contemporanea?

Allora, io trovo che nella collana Vintage ci siano tantissimi stereotipi! Molte scrittrici da noi tradotte vivevano della loro scrittura, eppure erano pienissime di preconcetti. Troviamo spesso la donna che è in grado di intuire certe cose però, poi, è sempre l’uomo che risolve le situazioni!
Nella scrittura contemporanea direi che i luoghi comuni sono meno e io li rifuggo. Secondo me banalità e stereotipi sono il peggior crimine della letteratura quindi, quando li noto, li evito, non mi piacciono.
Adesso sto per pubblicare una scrittrice polacca che era molto famosa all’epoca in cui la Polonia era sotto l’influenza dell’Unione Sovietica: ci sono un sacco di stereotipi che, ovviamente, sono legati a quella cultura, a quell’epoca. Nelle scrittrici di oggi farei un diverso lavoro di editing sui testi.

E se dovesse scegliere un titolo, un libro del suo catalogo più rappresentativo, anche delle condizioni della donna?

Sceglierei La bugiarda, che è un libro del nostro catalogo della scrittrice francese Hannelore Cayre. La protagonista è scaltra e molto acuta, si ritrova spesso in situazioni complicate, ma le sa sbrogliare bene. È un po’ un’outsider simpatica e a me è piaciuta molto, quindi la consiglio.

Copertina libro La bugiarda di Hannelore Cayre, con fotografia di donna con occhiali da sole e foulard multicolorati e con furgone nero sullo sfondo
La bugiarda, Hannelore Cayre

E poi un’ultima curiosità: tra le sue lettrici ci sono ragazze giovani, adolescenti?

Allora, ho notato che le diciottenni sono molto attratte dalla collana Vintage.
Per esempio, ho un libro che risale all’Impero Asburgico di una scrittrice austriaca (Auguste Groner, Un prezioso francobollo rosso) che narra le vicende di un ispettore in servizio nella polizia asburgica: alle diciottenni l’ho venduto come il pane! Non so come mai, ma questo ambiente, così obsoleto per loro, è piaciuto molto.
Pur essendo stata femminista, evito di etichettarmi; ritengo però fondamentale valorizzare la scrittura femminile in sé, per il suo merito specifico, senza rischiare di confinarla in un altro ghetto.

Copertina del  libro "Un prezioso francobollo rosso" di Auguste Groner, con fotografia in bianco e nero del Primo Novecento di una grande piazza cittadina dove persone ballano sopra un enorme francobollo rosso posizionato in terra come un tappeto persiano

Grafica fotografia Tiziana Elsa Prina: Claudia Marulo – @claudiamarulo_illustrations

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