Ti posso fare una domanda?
Hanno fatto anche a voi questa domanda, qualche volta? E avete tremato anche voi, sapendo già che la domanda sarebbe stata fatta comunque e sarebbe stata un po’ scomoda?
Non tutte le curiosità vanno necessariamente soddisfatte, ma se proprio dobbiamo toccare un argomento spinoso cerchiamo almeno di non pungere chi ci deve rispondere!
Di dove sei davvero?
Domanda semplice, innocua, uno dei più classici modi per rompere il ghiaccio quando si conosce una persona nuova. Nessun problema, quindi, se la facciamo e la riceviamo prendendo per buona la risposta. Rischia di essere pungente, invece, quando la si rivolge solo a una persona con nome straniero o con tratti non caucasici e magari, di fronte alla sua risposta di essere italiana, la si ripete aggiungendo “di dove sei davvero?”.
Presumere l’appartenenza di qualcuno a un dato Paese basandosi sul suo nome o sul suo aspetto è sbagliato per tante ragioni.
Innanzitutto, una persona nata in Italia o scolarizzata in Italia – cittadina o no in base a opinabili scelte legislative – perché non dovrebbe sentirsi e quindi dichiararsi italiana?
Inoltre, l’insistenza nel chiedere informazioni sulle origini può risultare veramente sgradevole perché rimarca che, agli occhi di chi pone la domanda, aspetto e nome prevalgono sull’esperienza di vita, e che la prima risposta non è data per buona e ha bisogno di essere quasi provata. Per le persone che sono state adottate, sono nate in un luogo o ci vivono da così tanto tempo da non avere di fatto alcun ricordo o legame col Paese d’origine, diventa davvero complesso affermare la propria identità.
Quindi, anche se è un’innocua curiosità per altre culture a muoverci, sarebbe meglio non ribattere a chi ci dice di provenire da un certo posto: perché evidentemente il suo luogo d’origine è proprio quello. Questa curiosità si può invece ampiamente soddisfare quando chi ci parla di una provenienza diversa ci fa capire di avere piacere a raccontare qualcosa della propria terra d’origine: allora sì che potremo dimostrare il nostro genuino interesse, sollecitando e ascoltando il racconto!
In ultimo, sforziamoci di notare che spesso queste domande aggiuntive sulla provenienza si fanno solo a persone con un determinato aspetto, che ancora non viene considerato del tutto italiano, e mettiamoci in testa che questo non è un problema di chi abbiamo di fronte.
Particolarmente tediosa è la variante di questa domanda sotto la forma del presunto complimento “come parli bene l’italiano!” che, detto a chi è madrelingua italiana, suona come una presa in giro più che un complimento.
Anche in questo caso, complimentiamoci con chi sta davvero studiando una nuova lingua e non con chi diamo per scontato che non sia in grado di parlarla alla perfezione sulla base del suo aspetto, che presumiamo straniero.
Illustrazione: Claudia Marulo – @claudiamarulo_illustrations
