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Cover albo illustrato Né maschio né femmina con bambina o bambino (genere non identificato) che si affaccia da dietro un muro

Settenove

SETTENOVE

Alla Bologna Children’s Book Fair 2026 abbiamo intervistato Monica Martinelli della casa editrice marchigiana Settenove, che nel 2013 nasce come progetto editoriale dedicato alla prevenzione della discriminazione e della violenza di genere, attraverso la narrativa illustrata per l’infanzia e l’adolescenza.

Che cos’è per voi l’inclusione e in particolare che cos’è l’inclusione nei libri per bambini? Vi piace come parola? 

L’inclusione, che comunque è un termine da rivedere, è per noi riuscire a dare a monte la possibilità a tutte le persone di trovarsi bene ovunque si trovino. Noi, infatti, auspichiamo a una società aperta, che non debba aprire le porte a qualche soggettività che ne è esclusa. 
La parola ci piace il giusto. Ci piaceva di più quando era necessario fare un lavoro di lotta politica, ma adesso la consideriamo un po’ superata. Ci piace quando dobbiamo affrontare certi temi con persone che non vi sono immerse, e quindi diventa necessario semplificare un po’ per rendere i ragionamenti accessibili. Tuttavia, a livello concettuale, il termine inclusione andrebbe adattato al senso di società aperta. Troveremo un termine adatto, altrettanto semplice da poter utilizzare. 

Che caratteristiche dovrebbe avere un libro per essere inclusivo?

Nel nostro caso cerchiamo di pubblicare libri che rappresentino tutti e tutte. Chiaramente non è possibile inserire e disegnare qualsiasi specificità all’interno degli albi illustrati, ma cerchiamo sempre di rappresentare la varietà umana. All’interno dei nostri libri ci sono persone grasse, magre, anziane, con qualche forma di disabilità, le cui caratteristiche non sono necessariamente elementi della trama, ma fanno parte del percorso di vita del personaggio, il quale vive semplicemente la storia.

Avete incontrato forme di censura? Se sì, come le avete gestite? 

Sì, abbiamo incontrato forme di censura e le abbiamo gestite continuando a lavorare. I libri che pubblichiamo incontrano spesso forme di censura, ostacoli, criticità ma crediamo che la risposta più importante e più forte sia semplicemente continuare a farli così come li stiamo facendo.

Cover albo "Rompi le scatole"  con illustrate un gruppo di giovani persone dal  genere ed etnie diverse, nell'atto di sollevare dalle loro teste - per mostrare la loro vera natura - delle scatole di cartone

Avete sempre avuto questo tipo di sensibilità alle questioni di genere? Com’è cambiata nel tempo? Che cambiamenti avete fatto al vostro interno? Che evoluzione avete sentito di produrre? 

Nel corso del tempo abbiamo sempre lavorato sul tema delle questioni di genere e l’evoluzione dei libri è stata guidata dalle persone che abbiamo conosciuto e dalle nuove tematiche che si sono affacciate. L’obiettivo di lunga durata della casa editrice non è mai cambiato: cercare di rompere le barriere tra i generi e far emergere le disparità di potere tra di essi, promuovendo un’identità più ampia. Abbiamo lavorato caso per caso, progetto per progetto, anche su collane a cui inizialmente non avevamo pensato, nate grazie a incontri come Educare le differenze, un meeting nazionale che si svolge ogni anno in una città diversa. Da questi incontri si torna sempre arricchiti ed è proprio da questa esperienza che è nata la collana SIS e l’idea di realizzare una serie di libri non-fiction sulle questioni di genere, illustrati da Cristina Portolano. 

Cover albo "Sconfinate" con illustrazioni varie di fiori, farfalle, animali esotici alternate a vecchie fotografie di viaggio. Tutto illustrato.

Come nascono i vostri testi? Li commissionate quando volete trattare un tema, o vagliate le proposte anche di firme “esterne”?

Esistono diverse modalità. Le idee nascono in contesti come quello di Educare le differenze e successivamente si comincia il lavoro operativo contattando le persone e commissionando i progetti. Tuttavia, accade più spesso che il progetto nasca insieme alla persona che poi di fatto lo realizzerà, e che ne venga invece commissionata l’illustrazione. Di solito il concept iniziale viene deciso all’interno della redazione, come nel caso del libro Rompi le scatole! che è nato dall’esigenza interna di lavorare sul tema degli stereotipi e dei pregiudizi, cercando di far capire che cos’è lo stereotipo e che cos’è il pregiudizio, per poi poterli combattere. In altri casi abbiamo ricevuto proposte di progetti completi e li abbiamo accolti perché erano adatti; abbiamo anche tradotto progetti dall’estero molto interessanti sul consenso e la body confidence. Altre volte, invece, abbiamo scelto progetti dall’estero che ci sono piaciuti, chiedendo poi di modificarne le parti che stridevano di più con il nostro spirito. Per esempio, in Sconfinate viene presentata la storia di Jeanne Baret, la prima botanica al mondo. Nella storia originale c’era però una parte legata agli stereotipi di genere e al mito dell’amore romantico, pertanto abbiamo chiesto di modificare il testo.
Non è mai facile, perché bisogna interfacciarsi con gli autori e le autrici, a cui si sta indirettamente comunicando che il loro testo è per noi classista, razzista o sessista. I libri che recuperiamo dall’estero non devono essere necessariamente a tema e può essere che la casa editrice estera non sia specializzata su certe questioni, quindi che non colga alcune sfumature. 
Amicizie bestiali è una raccolta di biografie di artisti e artiste in cui si racconta delle loro storie d’amore con i loro animali. Inizialmente, c’erano più storie di uomini che di donne, perciò abbiamo chiesto di sostituire le biografie di Elliot e David Hockney con quelle di Emily Dickinson e Agatha Christie. Abbiamo studiato le loro storie e abbiamo scritto e illustrato il testo. Nella parte dedicata a Picasso abbiamo aggiunto che era molto antipatico con le donne!

Cover albo illustrato "Amicizie bestiali" con dei ritratti appesi alla parete di personaggi famosi vari in compagnia dei loro animali domestici

Tu come consideri il vostro lavoro? Un lavoro di militanza o un lavoro di letteratura impegnata? 

Con il nostro lavoro cerchiamo di smuovere un po’ le persone e se nessuno si arrabbia non siamo contente perché significa che non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo

Cover albo illustrato "Buffalo Bella" con sketch in matita carboncino nero su fondo bianco di una bambina seduta in terra sul bordo del marciapiede

Un libro o massimo tre libri di cui siete più orgogliose? 

Un libro di cui sono orgogliosissima, ma che è andato malissimo, è Buffalo Bella. Poi, il Dizionario di genere, perché è il frutto di un lavoro enorme, dovuto alla pazienza e alla competenza di Marzia Camarda. È stato un investimento molto importante e sta avendo ottimi feedback.
Aggiungo, poi, Né maschio né femmina

Un consiglio per noi, che siamo appena nate e stiamo entrando nel magico mondo della lotta agli stereotipi di genere?

Limitate l’intransigenza e fate in modo che un testo sia bello. Ogni tanto si può anche sacrificare la perfezione dell’equilibrio di genere se il testo è funzionale a portare avanti una storia importante. Noi quando lavoriamo prestiamo attenzione al linguaggio di genere, però evitiamo assolutamente il ribaltamento degli stereotipi e tutto ciò che renderebbe il testo finto e artefatto, perché poi chi legge fatica a produrre empatia e il testo non raggiunge più il suo scopo. Dall’altro lato invece vi consiglio di valorizzare moltissimo l’aspetto artistico, perché la bellezza è un valore importante. Se i libri non arrivano alle persone perché magari non interessano i temi, possono comunque avvalersi di un bell’impatto visivo, adempiendo ugualmente alla propria missione. Il contenitore è importante quanto il contenuto.

Cover libro "Dizionario di genere" con titotolo, sinossi e autrice scritti a lettere bianche su fondo rosso.

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