Se ogni persona appartiene a vario titolo a una moltitudine di categorie – che siano biologiche, sociali o culturali – è facile immaginare che ognuna di queste categorie possa contribuire a creare uno stato di discriminazione che è però la combinazione di tante discriminazioni diverse.
Questo concetto è chiamato “intersezionalità”, ed è stato divulgato dalla giurista statunitense Kimberlé Crenshaw nello studio Demarginalizing the Intersection of Race and Sex: A Black Feminist Critique of Antidiscrimination Doctrine, Feminist Theory and Antiracist Politics (1989, University of Chicago Legal Forum) per ampliare la riflessione rispetto alle discriminazioni che una persona può sperimentare nella vita.
L’idea di intersezionalità nasce dalle riflessioni dei gruppi di femministe nere negli Stati Uniti negli anni ’70, che osservavano come la discriminazione sessista che subivano si sommasse a quella razzista, generando una forma di oppressione più complessa.
I concetti di genere, razza, classe, orientamento sessuale, identità di genere e tanti altri non esistono quindi in maniera indipendente gli uni dagli altri, ma si stratificano creando situazioni uniche basate sulle esperienze individuali.
Questo dato di fatto implica un’analisi più articolata delle varie discriminazioni, che tenga conto della complessità e stratificazione delle situazioni specifiche in cui spesso i confini tra una discriminazione e l’altra sono molto sfumati.
Un chiaro esempio grafico di questo concetto è la ruota del potere e del privilegio creata dall’educatrice canadese Sylvia Duckworth: si tratta di un diagramma a ruota in cui le caratteristiche più vicine al centro sono quelle che portano a maggiore potere, mentre più ci si allontana e più si rischia di subire marginalizzazioni. Questo strumento non punta certamente ad appiattire il dibattito o fare classifiche delle varie forme di discriminazioni, al contrario mostra come si possa essere in una posizione di privilegio per una caratteristica e al contempo in posizione di svantaggio per un’altra.
Allargare lo sguardo tenendo conto di come si possono intersecare le diverse forme di oppressione permette di trovare soluzioni più complete e adatte ai vari casi, e un approccio intersezionale è la chiave per combattere realmente gli stereotipi senza rischiare di avere una visione troppo parziale e tralasciare elementi importanti.

Illustrazioni: CLAUDIA MARULO
